abitare … il quartiere

Il quartiere che abito è un viale ininterrotto di asfalto e cemento, intonaco colorato e incolore. Qua e là qualche pietra restituisce il sapore di epoche altre e soffre un po’. I lampioni illuminano la mezzeria e i numeri civici: dall’uno all’infinito. Fiori e foglie sfidano ringhiere e davanzali. In alto, il fitto bosco di antenne, parabole, piccioni e rari … Continua a leggere

abitare … la città

Ho guardato per la prima volta Milano dai finestrini di un vecchio tram arancione. Pioveva. Tutto vibrava di grigio. E’ il luogo ideale, ho pensato. Dovevo rimanere a Milano solo gli anni necessari per laurearmi. Il mio tempo era sospeso: seguire le lezioni, studiare, fare gli esami, tornare a casa per le vacanze. Milano era solo il tempo sospeso tra … Continua a leggere

abitare … la casa

Abitare è come respirare. E’ come un sesto senso che comprende gli altri e li esercita contemporaneamente. Un sesto senso fisico ed emotivo. Io abito la casa, il quartiere, la città. Abito le persone e le cose. Tutti sono, allo stesso tempo e allo stesso modo, estensioni e parti di me. Per questo sono molto gelosa dei luoghi, delle persone … Continua a leggere

pioggia

Qui piove da due giorni. Ininterrottamente. Il cielo è scomparso e ha inghiottito i giardini che occhieggiano dai tetti. Qua e là ha inghiottito anche i tetti. Di sicuro, li avrà gustati molto. Anche a me piace molto guardarli: i tetti e i giardini. Persino riescono a distogliermi da specchi e vetrine. Ma, al momento, sono attratta dall’installazione delle luminarie. … Continua a leggere

visioni

Poche parole. Poi la macchina si allontana, mentre il cielo sta per esplodere. Non è sola. Procede lungo il silenzio. Attraverso incertezze che non ti appartengono. Il rischio delle scelte la segue a passi lenti e pesanti. Tenta di rallentare la velocità della fretta. Un pensiero sorride. Ma fuori piove, adesso. Tu non hai ancora imparato a interpretare i segni nel vetro … Continua a leggere

il corso

Si distende da una piazza all’altra: piano, ospitale, tranquillo. Il percorso maestoso scandito dalle ampie ville. Quella con la grande fontana circolare e le voci allegre dei bambini. Di fronte il Municipio, con le sue ordinate linee architettoniche e il composto decoro ufficiale, cui qualcuno invia bieche occhiate. E, a seguire, la villa colma di alberi. L’antico orto agrario. Luogo … Continua a leggere

bambini mai

Abitavano un’aula di ardesia screpolata, di banchi scomposti, pagine strappate, zaini di disagi e ortografie stentate. Sulla pelle i colori di tante geografie e i lividi di storie vicine e lontane. Ferite di mondi altri. C’erano gli sguardi profondi, scuri, belli come nei ritratti del Fayum, che imponevano le proprie leggi incoscienti, stordite dalla desolazione. C’era chi, escluso dal girotondo … Continua a leggere

in metrò

A pochi passi da casa, puntuale, rapido, efficiente. Raramente si fa aspettare. E solo per pochi minuti, che consentono di perlustrare la lunga banchina, con le pareti scandite da attraenti offerte di cinema, televisioni, supermercati, compagnie aeree, società finanziarie … E’ una questione di attimi, prima del fragore e del vento, che anticipano il treno. Figure frettolose: usciamo o entriamo … Continua a leggere