17 marzo 2011

 

Il mio 17 marzo 2011 è iniziato il 16 marzo 2011 quando, mentre aspettavo il passante ferroviario delle 08.08,  lungo la banchina di Porta Venezia, sfogliavo il Corriere della Sera.

 

E sfoglia che ti sfoglia, tanto il treno non arriva mai e riesce ad accumulare un ritardo di venti minuti su un intero percorso di minuti dieci, mi è comparsa una bella foto del trota e di certi suoi amici che bevevano un caffè.

Mentre altri, altrove, intonavano l’inno di Mameli e loro, il trota e i suoi amici, non volevano ascoltarlo.

Probabilmente per quella storia della Vittoria o dell’Italia che è schiava di Roma.

Anche Benigni gliel’ha spiegata la sintassi, ma loro proprio l’analisi logica non la vogliono studiare.

Comunque il tutto mi ha irritato un po’.

E nemmeno il mio braccialetto, tricolore e annodato al polso, è riuscito a ricordarmi che avevo un ombrello.

E così l’ho dimenticato, l’ombrello, lungo la banchina.

Un ombrello bellissimo e damascato:  made in Obei Obei dicembre 2010.

E quando sono arrivata a Quarto Oggiaro, e pioveva che l’Italia la mandava giù come non mai, non c’era nessuno che vendeva ombrelli.

 

Però, poi, a Scuola, durante l’intervallo delle 11.00, l’altoparlante ha trasmesso l’inno di Mameli e i miei alunni hanno lasciato sui banchi i panini e le lattine di coca-cola e hanno iniziato a cantare.

E allora ho smesso di starnutire e di pensare ai miei capelli bagnati e al mio ombrello damascato.

E allora è diventato bellissimo il mio 17 marzo iniziato il 16 marzo sfogliando il Corriere della Sera.

 

Però poi, a ripensarci meglio, il mio 17 marzo era iniziato molto prima.

Forse  quando ho comprato, in una teleria, il mio tricolore da stendere alla finestra.

Un metro e venti rosso bianco e verde che, a dir la verità,  è costato un po’.

Ma: la Patria non ha prezzo.   

 

O forse, il mio 17 marzo, era già iniziato quando, una sera, parlando di cose colte con un amico molto molto colto, ci siamo persi la direzione e i numeri dei tram, per inseguire Ippolito Nievo tra  Italia  Grecia  Inghilterra e Turchia.

 

O forse, il mio 17 marzo, inizia ogni giorno da qualche giorno, in ogni momento in cui finalmente riesco a rileggere una pagina dei Promessi Sposi e a gustarne l’ironia e quella lingua italiana che aderisce al pensiero e ai sentimenti e ne riproduce l’epifania.

 

O forse anche inizia ogni giorno quando esco di casa e posso salutare il mio panettiere e la mia parrucchiera: bevo un rapido caffè con loro, compro il Corriere dalla mia sorridente giornalaia e corro dai miei alunni.

 

O forse è iniziato la prima volta che a Luni ho stretto tra le mani una cazzuola per imparare a leggere la vita nascosta e pulsante di una delle tabernae del forum.

 

O forse è iniziato quando ho incontrato, sfogliandoli nello studio di mio padre, i disegni  di Giovanni Fattori.

 

Oppure quando, dopo aver letto il Barone Rampante, ho deciso di arrampicarmi su tutti gli alberi della nostra campagna e di trascinare mio fratello nella follia di una vita tra i rami.

 

Oppure chissà quante volte è iniziato e inizia il mio 17 marzo 2011.

 

Ma, veramente, l’ho gustato fino in fondo, oggi, questo 17 marzo 2011.

E sapeva di buono.

 

 

Mi scuso per i miei tempi lunghissimi: decisamente fuori tempo

Confido nella comprensione e simpatia di alcuni amici che da qui passano regalandomi sempre un segno:

che sa di buono.

A voi

il mio abbraccio infinito

 

 

 

17 marzo 2011ultima modifica: 2011-03-26T22:41:00+01:00da tra.parentesi
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5 pensieri su “17 marzo 2011

  1. E quello di ritrovarti, ogni tanto, e di rileggerti è anche per me un piacere enorme.
    Come vedi qui siamo rimasti in pochi e scriviamo meno così mi sono lasciata trascinare dall’andazzo generale e ho festeggiato il mio 17 marzo su FB. Lì ho pubblicato la foto” casalinga” di una mia vecchia poesia scritta quando avevo 11 anni e intitolata “Il tricolore” e quella della copertina del quaderno dell’epoca sul quale era scritta.
    Questa copertina ritraeva Pompei con una scritta: “sempre Pompei”.
    Mi è sembrato molto attinente.
    Ti abbraccio, carissima, e torna sempre quando puoi.
    Anna

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