riti d’estate

La zucchina, apprendo dai botanici, appartiene alla famiglia delle cucurbitacee, cui appartiene anche la zucca.

A me la zucca non piace tanto.

Anche se a volte la mangio, quel suo sapore indeciso, tra il sale e lo zucchero, mi inquieta.

La zucchina, invece, mi piace tantissimo.

Di lei mi piace soprattutto quell’apparente assenza di sapore, il suo essere determinata nel lasciarsi plasmare, la sua generosità nei confronti di ingredienti odori modalità di cottura che, alla fine, la restituiscono alla consapevolezza di sé.

 

La semina della zucchina, apprendo sempre dai botanici, va effettuata in primavera.

 

Invece a Campobasso, dove il freddo, la pioggia, e qualche volta persino la neve, si trattengono a lungo, la semina della zucchina avviene al confine tra la primavera e l’estate.

A Colle dei Laghi, la meravigliosa collina delle mie estati, a 650 metri dal mare e a pochi chilometri dalla città, le zucchine occupano un posto privilegiato nell’orto, tra melanzane peperoni pomodori basilico e insalate.

Papà le semina tra maggio e giugno e poi una seconda volta durante i primi giorni di luglio, per essere sicuro che durante l’intera estate e fino a settembre non manchino mai: zucchine lunghe del tipo Nero Milano (manco a dirlo) a buccia verde assai scura oppure Fiorentine a buccia striata assai scanalata.

E dunque, tra maggio e giugno, papà prepara il terreno percorrendolo e ripercorrendolo con una motozappa, che rompe le zolle rendendole soffici alla semina. Poi, con uno strano arnese a punta, realizza, a intervalli regolarissimi, file di piccole buche in cui adagia i semi. Le ricopre di terra e distende, lungo ogni fila, interrandolo nel terreno, un lungo tubo nero e forato, che, a intervalli rigorosissimi, disseta i semi delle zucchine.

E così all’improvviso spuntano un giorno le prime foglioline che poi diventano enormi ventagli di bellissime foglie che poi trepidanti accolgono i fiori abbracciandoli: sono i fiori di zucchina.

Cui presto si aggrapperà il frutto: la zucchina.

Giusto il tempo di un miracolo: le file regolarissime di buche si trasformano in una giungla di foglie fiori frutti.

E ognuno di loro deve essere delicatamente colto al momento giusto.

Il fiore di zucchina va colto quando ancora piange la rugiada. E subito va tutelato dal calore e cullato nell’ombra.

E la zucchina va lievemente strappata al suo guscio prima che il sole ne alteri inesorabilmente le dimensioni.

Quindi, per esempio, il mio risveglio estivo, tardo e assonnato, ne ucciderebbe la forma e il sapore in potenza.

Ma per fortuna c’è papà a occuparsi del raccolto.

E per fortuna c’è mamma ad accogliere fiori e zucchine ogni mattina.

Le osserva, le studia, le suddivide: queste per il pranzo queste per la cena queste per gli amici queste da conservare. Questa è ormai troppo grande, non serve a niente: tuo padre certe volte sbaglia: chissà a cosa pensa.

 

Se sono destinate a durare, le zucchine rimangono per ore sotto sale, oppure si disidratano al sole su ampi vassoi coperti da cupolette di reti in forma di ombrellini colorati. Poi vengono tuffate un attimo nell’aceto bollente e rinchiuse nell’olio di un barattolo, a sua volta tuffato nell’acqua bollente, prima che vengano apposti i sigilli.

 

Le mangiamo tutti i giorni le zucchine: condite con il pomodoro, o semplicemente con olio e sale, o grigliate, oppure sotto forma di parmigiana di strati di mozzarella e anche con un semplice uovo buttato lì tra rondelle disordinate. A volte, le mie preferite, le mangiamo fritte e condite con una salsetta d’aceto  menta e non so. Oppure anche a bastoncelli intinte in acqua  e farina.

Raramente, a volte, ma almeno una volta per ogni estate, succede che, sull’onda dell’entusiasmo, io decida di costruire un risotto con le zucchine. Allora lo produco in quantità industriali e lo regalo a tutta la contrada, la mia Colle dei Laghi degli zii e delle zie e delle mie cugine: è bellissima una collina che è una distesa di famiglia. 

 

Diversa è la sorte dei fiori.

Mamma li dedica a pochi eletti.

Trascorre interi pomeriggi nella preparazione.

Prima di tutto li libera da scorie di terra ed amene affinità. Quindi prepara una pastella di lievito di birra acqua e farina. La lascia riposare e crescere. Poi, dopo qualche ora, riscalda l’olio: quanto basta perché non frigga. Quanto basta perché sia bollente. Quindi intinge il fiore nella pastella e lo adagia nell’olio. Quanto basta perché sia perfetto.

Cedendo ai miei umori, può capitare che inserisca nel fiore un’acciuga o un cubetto di mozzarella. E io lo so che lo fa solo perché mi vuole bene.

 

Ma mai e poi mamma consentirebbe il taglio di una zucchina con un coltello a seghetta, mai consentirebbe un taglio troppo sottile o troppo spesso. Mai consentirebbe l’uso di quegli strumenti che urlano nei mercati tagli perfetti. Non è vero: ne feriscono la polpa, trascinata dolorosamente, complice l’inutile sforzo delle mani, lungo una lama crudele che sa di metallo gomma e attrito.

Il coltello delle zucchine deve avere una lama fluida e affilata, deve essere maneggevole e robusto:  la mano ferma e consapevole: il taglio lieve e deciso. Come una voce nitida i tasti del pianoforte le corde di un violino.

Perché le zucchine, quando le tagli, non chiudono gli occhi: per capire meglio. 

 

Ma io non ho ancora imparato a tagliarle: le zucchine.

 

 

 

 

riti d’estateultima modifica: 2010-10-24T20:10:00+02:00da tra.parentesi
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11 pensieri su “riti d’estate

  1. Non ho ancora letto il tuo post, ma sono stata così contenta del tuo passaggio che voglio subito testimoniarlo. E’ stata una sorpresa strana. perchè io ho pensato a te proprio ieri e allora voglio dico che se questo luogo ci permette di rincontrare gli amici, anche a distanza di tempo, con gioia e con entusiasmo, vuol dire che è possibile quel che io penso. Non lascia traccia chi ha contato poco, ma per gli altri ritrovarsi è sempre un piacere e che possono durare anche questa amicizie eteree, basate su empatia naturale e affinità di sentire.
    Ora vado a leggere.

  2. Ripensavo al taglio lieve e deciso della zucchina, pianisticamente parlando si potrebbe parlare di uno staccato morbido, bella mano quella di tua madre.
    P.S. Mi ricorda il taglio lieve e deciso di mia madre sul tubo degli gnocchi di patate, o quello di mio padre deciso, netto e triangolare sulla sfoglia che di lì a poco sarebbe diventata tanti cornetti; acqua passata ormai!

  3. Ben ritrovata a te. Qui ci si perde di vista ma come con le stagioni ci si rinnova. E a proposito di zucchine ho passato un’estate intera a mangiarne. Mio cognato mi dava quelle del suo orto, il benzinaio quelle dell’orto della moglie, il mio vicino di casa quelle che coltiva in campagna. Abbiate pietà. Non voglio trasformarmi in una zucchina!

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