14/10/2008

occasioni

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Perchè tardi? Nel pino lo scoiattolo
batte la coda a torcia sulla scorza.
La mezzaluna scende col suo picco
nel sole che la smorza. E' giorno fatto.

A un soffio il pigro fumo trasalisce,
si difende nel punto che ti chiude.
Nulla finisce, o tutto, se tu folgore
lasci la nube.

L'immagine è la Nuda Veritas di klimt, i versi sono Le Occasioni di E. Montale.

Le occasioni dettano i tempi e gli spazi.
Sono la bussola che dis-orienta il viaggio e la fuga. Il miraggio e la certezza.
Fino alla verità o alla bugia.
Fino al sole o alla nube. Al nulla o al tutto.
E ritorno.
Nel punto che ci chiude o che ci schiude.

11/05/2008

riempire gli occhi

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Mare al mattino

Rumore della
sorgente nelle
rocce
sulle pareti di
pietra

Vento di mare
a notte,
su un'isola

...

L'erba
l'odore dell'erba

...


La buona terra
La sabbia
e la cenere

...

La mano,
che entra in
contatto
con le cose

La pelle -
tutta la superficie
del corpo.

Lo sguardo
e quello che guarda

Le nove porte
della
percezione

Il torso
umano

...

La voce che viene
da est,
entra nell'orecchio
destro
e insegna un canto.

L'immagine è La Tempesta di Giorgione.
I versi sono le ultime parole di Marguerite Yourcenar.
Sono solo alcuni de I Trentatrè Nomi di Dio. Tentativo di un diario senza data e senza pronome personale.

28/03/2008

suggestioni

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"... Trascorsi alcuni giorni, Gesù andò a raggiungere i discepoli e Maria di Magdala lo accompagnò,
Guarderò la tua ombra se non vuoi che guardi te, gli disse, e lui rispose, Voglio essere ovunque sia la mia ombra, se là saranno i tuoi occhi ..."




L'immagine è la Maddalena in estasi del Caravaggio. Le parole sono di José Saramago, da il Vangelo secondo Gesù Cristo. A me sembra che stiano molto bene insieme.

Albert Camus ha scritto che la bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza.
Io sono d'accordo con lui.

Mi piace pensare che esistano luoghi, tempi, azioni e rivoluzioni in cui l'umano e il divino si incontrano.

12/11/2007

riva di pena, canale d'oblio ...

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Ora è la grande ombra d'autunno:

la fredda sera improvvisa calata

da tutto il cielo fumido oscuro

su l'acqua spenta, la pietra malata.

Ora è l'angoscia dei lumi radi,

gialli, sperduti per il nebbione,

l'un dall'altro staccati, lontani,

chiuso ciascuno nel proprio alone.

Riva di pena, canale d'oblio ...

Non una voce dentro il cuor morto.

Solo quegli urli straziati d'addio

dei bastimenti che lasciano il porto.

Diego Valeri (Poesie, Parte Prima 1910-1930)

Montale scrisse di lui che "è poco afferrabile in quella sua poesia che sembra facile. Non precisamente crepuscolare e neppure ermetico".

Grazie a GS che mi ha fatto conoscere questo poeta veneto, di cui, devo ammetterlo, ignoravo tutto, raccontandomene la biografia, regalandomi un prezioso volume e questa foto che ritrae il palazzo veneziano in cui Diego Valeri visse.

27/10/2007

amor

Francesca da Rimini ha più o meno quindici anni quando lo sposo a lei destinato dalla famiglia le appare nelle vesti del bellissimo Paolo. E' amore a prima vista. Prima della brutale verità. Perchè il vero sposo è il fratello di Paolo, Giancotto Malatesta: zoppo e sciancato. Il matrimonio viene celebrato. Ma Paolo e Francesca si incontrano, fino al giorno in cui leggono il libro che racconta la storia dell'amore tra Lancillotto e Ginevra. Allora capita che Paolo, tutto tremante, bacia la bocca di Francesca. Gli amanti, sorpresi, vengono trafitti dalla spada del marito tradito.

Precipitano nell'inferno dantesco, trascinati senza tregua dalla cupa bufera del girone lussurioso.

Siede la terra dove nata fui

su la marina dove 'l Po discende

per aver pace co' seguaci sui.

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,

prese costui della bella persona

che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi a vita ci spense.

(Inferno, canto V, vv. 97-107)

Quando penso a Paolo e Francesca, mi chiedo sempre perchè mai Dante li abbia collocati nell'Inferno.
Perchè io li leggo sempre come due giovani innamorati, romantici e appassionati.
E mi suscitano tenerezza e anche pietà.
Non c'è forse lo zampino dell' "Amor ch'a nullo amato amar perdona" nel bacio tra questi due ragazzi quasi inconsapevoli del peccato commesso?
E se la felicità dell'amore appagato si paga sempre, è proprio indispensabile pagarla nell'Inferno?
Non potevano, Paolo e Francesca, pagarla in Purgatorio?
"La bocca mi baciò tutto tremante" dice Francesca.
Insomma, è un amore adulterino, ma anche inesperienza e avventatezza.
Comunque, non c'è dubbio: Francesca è un'adultera.
Ma il matrimonio combinato dalle famiglie, non potrebbe costituire un'attenuante?
Così si usava ai tempi. E' vero.
Però Dante mette nel girone degli assassini Giancotto e non chiama in causa chi combinò il matrimonio. Quelli in quale girone andrebbero messi?

Per fortuna, Paolo e Francesca stanno insieme.
La vera pena, in fondo, sarebbe stata relegarli l'uno in un girone, l'una in un altro.
In questo, almeno, c'è un'attenuazione della pena!

da un'idea di GS, in La Commedia in pillole: Inferno, su www.stecca.net

18/09/2005

malinconicamente

 Un dì si venne a me Malinconia
 e disse:"Io voglio un poco stare teco"
  ...
 (Dante, Rime)

Un incipit che fa pensare alla trama di una favola. Una di quelle con il lieto fine, in cui, finalmente, un dì, arriva un Principe. A me: dativo etico e complemento di moto circoscritto.
Mi piacciono questi versi. Ogni tanto li rileggo e più spesso me li ripeto.
Perchè mi piacciono le parole che mi sbattono in faccia e mi costringono a guardare.
D'accordo. La Malinconia non è un Principe.
Non è una Persona.
Però Dante ha scritto Malinconia. Con la emme maiuscola.
E io lo vedo quell'umor nero, secreto dalla bile, che si sottrae alle indagini della medicina antica, per sciogliersi e ricomporsi in dolce e vaga tristezza. Che non fa male.
Semplicemente viene un poco a stare teco, quando, per qualche strano caso, il tempo si è fermato e tace.
Allora lo sai. Che se viene Lei, la Malinconia, intorno a te il vuoto non esiste, ma vivono la luce e lo spazio e i giorni, le parole, la pioggia, i volti, la musica, i pensieri.

Estrapolo i versi di Dante dal loro più intimo contesto, perchè, ogni volta che lo leggo, penso che Dante sia nostro. Che sia una vera e propria miniera di noi.

Con un pensiero particolare a Giorgioflavio, che si/mi interroga sulle forme del letargo.
A Filologos che sa il sapore delle parole e che, come me, ma chissà dove, ha trascorso una domenica di pioggia.
 

14/06/2005

oggi mi regalo qualche verso

 ...

La vérité c'est que j'aimais
Et la vérité c'est que j'aime
De jour en jour l'amour me prend première
Pas de regrets j'ignore tout d'hier
Je ne ferai pas de progrès

Sur une autre bouche
Le temps me prendrait prèmiere

Et l'amour n'a pas le temps
Qui dessine dans le sable
Sous la langue des grands vents

Je parle en l'air
A demi-mot
Je me comprends

L'aube et la bouche où rit l'azur des nuits
Pour un petit sourire tendre
Mon enfant frais de ce matin
Que personne ne regarde

Mon miroir est détaché
De la grappe des miroirs
Una maille détachée
L'amour juste le reprend

 ...

 da "Poesia Ininterrotta", Paul Eluard

Oggi è il mio compleanno.

01/04/2005

ribaltamento


La vasca è un grande cerchio, vi si vedono
ninfee e pesciolini rosa pallido.
Mi sporgo e vi cado dentro ma dà l'allarme
un bimbo della mia età.
Chissà se c'è ancora acqua. Curvo il braccio
e tocco il pavimento della mia stanza.

(Eugenio Montale, da "Quaderno di quattro anni")

Il sogno e la memoria come lo specchio che ci restituisce l'oggi: il cerchio imbevuto di fantasmi e identità.

E' tutto un ribaltare nell'archivio di immagini e inchiostri, laghi e paludi di ninfee, percorsi scanditi da tappe.

Ri-raccontarsi e costruire macchine di pensiero capace di riprodursi e generare.

01/06/2004

leggerezza

Ora avvenne un giorno che, essendo Guido partito d'Orto San Michele e venutosene per lo Corso degli Adimari infino a San Giovanni, il quale spesse volte era suo cammino, essendo arche grandi di marmo, che oggi sono in Santa Reparata, e molte altre dintorno a San Giovanni, e egli essendo tralle colonne del porfido che vi sono e quelle arche e la porta di San Giovanni, che serrata era, messer Betto con sua brigata a caval venendo su per la piazza di Santa Reparata, vedendo Guido là tra quelle sepolture, dissero: "Andiamo a dargli briga"; e spronati i cavalli, a guisa d'un assalto sollazzevole gli furono, quasi prima che egli se ne avvedesse, sopra e cominciarogli a dire: "Guido, tu rifiuti d'esser di nostra brigata; ma ecco, quando tu avrai trovato che Idio non sia, che avrai fatto?"
A' quali Guido, da lor veggendosi chiuso, prestantemente disse: "Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"; e posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n'andò.

Boccaccio, Decameron (VI,9)


Mi piace sempre rileggere l'agile salto di Guido Cavalcanti, che si solleva sulla pesantezza e libera il segreto della leggerezza, che Lui conosceva.

Mi piace, perchè, come qualcuno ha già scritto, mi ricorda che anche tutto ciò che scegliamo come leggero svela, presto o tardi, il proprio peso (insostenibile).

Mi piace, perchè mi mette in guardia da rombi e rumori arrugginiti.

E mi stimola a inseguire l'ironia.

17/04/2004

la luna

Alla Luna piace attraversare i mondi, raccogliere storie, trasformarle in incantesimi e ricamare il buio.

Ogni tanto incontra il Sole: il tempo necessario per strappare ai raggi pensieri e desideri precipitosi, incuranti del turno di lavoro degli astri.

Poi procede, la Luna, oltre i capricci opachi delle nuvole, con la sua corte di stelle che brillano di speranze.

E più si carica di pensieri, più alleggerisce il peso delle proprie fasi.

Agli sguardi languidi delle parole mostra una circonferenza perfetta, oppure una linea impalpabile di spicchio.

E' leggera la Luna. Non ha peso.

Perchè sono e sono stati in tanti a sottrarre peso alla Luna.
Sarà stato Astolfo con tutto quel frugare. Il barone di Munchausen che, in discesa, tagliava e riallacciava la corda.
Sarà stato il poeta in quella notte dolce, chiara e senza vento.
Oppure quel peregrino bruciarsi e riaccendersi nei falò.
Sarà quell'infinito di cuori, anche i nostri, che la reclamano, perchè posi per tele, pagine e pentagrammi cromatici di desideri, note, inchiostri, tormenti e melodie.

Sarà perchè, per tutto questo, trascorre notti insonni, si consuma nello specchio dei pozzi, intreccia lembi di reti pronte per salpare e riversa cascate di luce sulle giostre dei sogni.

"Io credo che la Luna sia un mondo simile al nostro" diceva Cyrano "e che il mondo abbia assoluto bisogno della Luna".

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