26/03/2011
17 marzo 2011
Il mio 17 marzo 2011 è iniziato il 16 marzo 2011 quando, mentre aspettavo il passante ferroviario delle 08.08, lungo la banchina di Porta Venezia, sfogliavo il Corriere della Sera.
E sfoglia che ti sfoglia, tanto il treno non arriva mai e riesce ad accumulare un ritardo di venti minuti su un intero percorso di minuti dieci, mi è comparsa una bella foto del trota e di certi suoi amici che bevevano un caffè.
Mentre altri, altrove, intonavano l’inno di Mameli e loro, il trota e i suoi amici, non volevano ascoltarlo.
Probabilmente per quella storia della Vittoria o dell’Italia che è schiava di Roma.
Anche Benigni gliel’ha spiegata la sintassi, ma loro proprio l’analisi logica non la vogliono studiare.
Comunque il tutto mi ha irritato un po’.
E nemmeno il mio braccialetto, tricolore e annodato al polso, è riuscito a ricordarmi che avevo un ombrello.
E così l’ho dimenticato, l’ombrello, lungo la banchina.
Un ombrello bellissimo e damascato: made in Obei Obei dicembre 2010.
E quando sono arrivata a Quarto Oggiaro, e pioveva che l’Italia la mandava giù come non mai, non c’era nessuno che vendeva ombrelli.
Però, poi, a Scuola, durante l’intervallo delle 11.00, l’altoparlante ha trasmesso l’inno di Mameli e i miei alunni hanno lasciato sui banchi i panini e le lattine di coca-cola e hanno iniziato a cantare.
E allora ho smesso di starnutire e di pensare ai miei capelli bagnati e al mio ombrello damascato.
E allora è diventato bellissimo il mio 17 marzo iniziato il 16 marzo sfogliando il Corriere della Sera.
Però poi, a ripensarci meglio, il mio 17 marzo era iniziato molto prima.
Forse quando ho comprato, in una teleria, il mio tricolore da stendere alla finestra.
Un metro e venti rosso bianco e verde che, a dir la verità, è costato un po’.
Ma: la Patria non ha prezzo.
O forse, il mio 17 marzo, era già iniziato quando, una sera, parlando di cose colte con un amico molto molto colto, ci siamo persi la direzione e i numeri dei tram, per inseguire Ippolito Nievo tra Italia Grecia Inghilterra e Turchia.
O forse, il mio 17 marzo, inizia ogni giorno da qualche giorno, in ogni momento in cui finalmente riesco a rileggere una pagina dei Promessi Sposi e a gustarne l’ironia e quella lingua italiana che aderisce al pensiero e ai sentimenti e ne riproduce l’epifania.
O forse anche inizia ogni giorno quando esco di casa e posso salutare il mio panettiere e la mia parrucchiera: bevo un rapido caffè con loro, compro il Corriere dalla mia sorridente giornalaia e corro dai miei alunni.
O forse è iniziato la prima volta che a Luni ho stretto tra le mani una cazzuola per imparare a leggere la vita nascosta e pulsante di una delle tabernae del forum.
O forse è iniziato quando ho incontrato, sfogliandoli nello studio di mio padre, i disegni di Giovanni Fattori.
Oppure quando, dopo aver letto il Barone Rampante, ho deciso di arrampicarmi su tutti gli alberi della nostra campagna e di trascinare mio fratello nella follia di una vita tra i rami.
Oppure chissà quante volte è iniziato e inizia il mio 17 marzo 2011.
Ma, veramente, l’ho gustato fino in fondo, oggi, questo 17 marzo 2011.
E sapeva di buono.
Mi scuso per i miei tempi lunghissimi: decisamente fuori tempo
Confido nella comprensione e simpatia di alcuni amici che da qui passano regalandomi sempre un segno:
che sa di buono.
A voi
il mio abbraccio infinito
22:41
Scritto da: tra.parentesi
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Commenti
E quello di ritrovarti, ogni tanto, e di rileggerti è anche per me un piacere enorme.
Come vedi qui siamo rimasti in pochi e scriviamo meno così mi sono lasciata trascinare dall'andazzo generale e ho festeggiato il mio 17 marzo su FB. Lì ho pubblicato la foto" casalinga" di una mia vecchia poesia scritta quando avevo 11 anni e intitolata "Il tricolore" e quella della copertina del quaderno dell'epoca sul quale era scritta.
Questa copertina ritraeva Pompei con una scritta: "sempre Pompei".
Mi è sembrato molto attinente.
Ti abbraccio, carissima, e torna sempre quando puoi.
Anna
Scritto da: setteparole | 27/03/2011
grazie a te...ciaooooooooooooo
Scritto da: leopold bloom | 28/03/2011
Per troppi anni abbiamo associato la patria, l'Italia, il nazionalismo al fascismo e così c'è stato il disinnamoramento. Ma è una donna troppo seduttiva per non affascinarci ancora sentendoci italiani.
Scritto da: noti | 04/04/2011
Io sul balcone ho piazzato una bandierina-ina-ina, made in China...ancora sventola.
P.S. Confida, confida...è sempre un piacere rileggerti.
Scritto da: Limi | 17/04/2011
Buona Pasqua Tra piena di soli diversi
Scritto da: noti | 24/04/2011
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